L’obesità

L’approccio Multidisciplinare all’Obesità

L’obesità viene ormai considerata come una malattia multifattoriale ad andamento cronico. Il report del Global Burden of Disease Study, pubblicato nel maggio 2014 constatava che il 37% dei maschi e il 38% delle femmine era in sovrappeso con un aumento del 28% di adulti e 47% di bambini in sovrappeso rispetto al 1980.

In meno di una generazione, la percentuale di obesità infantile è aumentata in tutto il mondo: in USA i bambini pesano in media 5kg in più rispetto ai bambini di 30 anni fa, e un bambino su tre è sovrappeso. Il dibattito si è polarizzato sempre di più su una falsa dicotomia: colpa dell’individuo / colpa dell’ambiente obesogeno; obesità come conseguenza di comportamenti golosi/ obesità come malattia; assenza di attività fisica/ aumento dell’introito calorico. (2)

Il trattamento inoltre, nella maggior parte dei casi, è rimasto di tipo monodisciplinare e prescrittivo (dieta), senza un adeguato inquadramento diagnostico multidisciplinare degli aspetti psicopatologici quali presenza di disturbi alimentari, depressione, scarsa motivazione al trattamento ecc.

L’approccio monodisciplinare può portare alla perdita di peso immediata ma nella maggior parte dei casi porta anche a un recupero ponderale a breve termine. Tra i molti fattori correlati con il recupero ponderale, c’è la perdita di motivazione e la mancanza di supporto multidisciplinare a lunga durata (es. sostegno psicologico e monitoraggio nutrizionale individuale o in gruppo).

Quale approccio all’Obesità

l primo passo è fare una diagnosi multidisciplinare che comprenda il livello psicopatologico e motivazionale. Anche il progetto terapeutico deve essere di tipo multidisciplinare e deve comprendere il trattamento delle problematiche psicopatologiche (es. disturbi alimentari e depressione) che possono interferire con un efficace lavoro sul peso e ostacolare la compliance del paziente. Inoltre deve essere fatta una adeguata stadiazione della motivazione al trattamento.

L’approccio multidisciplinare è necessario per ridurre il più possibile i fallimenti terapeutici per esempio in presenza di un Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Disorder) oppure di alimentazione notturna (Night Eating Syndrome) la prescrizione di restrizione dietetica esacerba il disturbo alimentare rendendo più frequenti e gravi gli episodi di abbuffata e aumentando il rischio di fallimento o di drop-out.

L’approccio multidisciplinare fondato sull’automonitoraggio è inoltre particolarmente indicato per i pazienti obesi con numerosi fallimenti dietoterapeutici alle spalle. Infatti pregressi fallimenti minato il senso di autoefficacia, una componente fondamentale della motivazione al cambiamento. Inoltre, esperienze dietologiche pregresse, soprattutto se di tipo sbilanciato, creano pensieri disfunzionali sul peso e sull’ alimentazione che possono essere un ostacolo al calo ponderale e al mantenimento dei risultati nel tempo.

La modificazione dello stile di vita basata sulla terapia cognitivo-comportamentale è il trattamento dell’obesità valutato più positivamente da studi controllati e randomizzati. I risultati a breve-medio termine di tale approccio sono soddisfacenti: in media l’80% dei pazienti ottiene una perdita di peso del 10% in circa sei mesi.

Resta però aperto il problema del mantenimento del calo ponderale a lungo termine. La perdita di motivazione, l’abbandono di stili di vita salutari sono tra i maggiori responsabili del recupero ponderale nel medio-lungo termine. E’ necessario quindi informare il paziente che il monitoraggio a lunga durata (il più efficace è il monitoraggio in gruppo) dopo la fase di trattamento ponderale è indispensabile per il mantenimento degli obiettivi raggiunti

A questo proposito riportiamo i risultati del National Weight Control Registry (NWCR) registro creato al fine di studiare gli individui che hanno successo nel mantenere il peso perduto a lungo termine e al quale si possono iscrivere gli individui che hanno mantenuto un calo ponderale di almeno 30 lb (13,6 kg) per un anno o più. Il dato interessante derivato dal NWCR è che il mantenimento del peso diventa più facile con il passare del tempo: dopo che gli individui hanno mantenuto il peso per almeno 2,5 anni aumenta la probabilità che abbiano successo a lungo termine nel mantenere il peso perduto.

Il monitoraggio terapeutico finalizzato al mantenimento del calo ponderale dovrebbero quindi concentrarsi nei due anni successivi al trattamento.