DISTURBI DEL PESO

Sovrappeso, Obesità e Disturbi del Peso

Sovrappeso e obesità sono condizioni a genesi multifattoriale e per questo richiedono un intervento multidisciplinare. Quotidianamente tuttavia, si assiste al rinnovarsi di offerte di trattamento che affrontano esclusivamente e sul breve termine l’aspetto nutrizionale e spesso propongono diete non equilibrate in termini di energia e nutrienti; questo espone a conseguenze pericolose quali oscillazioni di peso (sindrome yo-yo) e atteggiamenti alimentari alterati.

È da considerare inoltre che fallimenti ripetuti nel tentativo di calo ponderale, possono avere una ricaduta negativa in termini motivazionali e di autoefficacia con il rischio dell’ abbandono di ogni tentativo di gestione del peso (drop out). Per questi motivi un percorso multidisciplinare di valutazione e trattamento è fondamentale per impostare un adeguato piano di terapeutico e ottenere risultati efficaci e duraturi. 

Tra le finalità della fase valutativa c’è anche escludere la presenza di un disturbo del Comportamento Alimentare (DCA). Tra i DCA più frequentemente associati ad un quadro obesigeno troviamo il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (DAI).

I Principali Disturbi del Peso

Obesità

Situazione complessa che origina da varie cause e che per questo richiede un approccio multidisciplinare per indagare gli aspetti somatici, le caratteristiche del comportamento alimentare e il funzionamento psicologico prima di poter elaborare un percorso terapeutico individualizzato con obiettivi sostenibili.

Sovrappeso

Situazione che precede l’obesità, caratterizzata da estrema instabilità. È indispensabile un inquadramento diagnostico multidisciplinare per evidenziare i fattori di rischio per la progressione verso l’obesità.

Destinatari

• Soggetti sovrappeso con un profilo di rischio per evoluzione verso l’obesità con individuazione dei Fattori di rischio che sono: insoddisfazione corporea clinicamente significativa, alimentazione emotiva, scarso supporto relazionale, sedentarietà ; (12, 13)

• Soggetti in cui il problema ponderale è complicato da atteggiamenti alimentari alterati tra cui il Disturbo da Alimentazione Incontrollata;

• Soggetti che abbiano bisogno di un sostegno motivazionale per incrementare la compliance al piano di trattamento;

• Soggetti con grave obesità che necessitino di un intervento bariatrico associato ad un sostegno per la gestione del decorso post operatorio e l’aumento della compliance;

I principali fattori psicologici che determinano il fallimento nella perdita di peso

Le linee guida dell’Istituto Nazionale della Salute (NIH), sottolineano che per avere una ricaduta positiva sulla salute sarebbe sufficiente una modesta perdita di peso (10% del peso di partenza). Inoltre, se molte persone riescono a perdere peso con successo, la maggior parte lo riacquista entro un breve periodo. In letteratura infatti si sottolinea come solo il 20-26% dei soggetti che hanno perso il 10% del loro peso corporeo, riesce mantenere il peso stabile per almeno due anni. Ohsiek e Williams nella loro review prendono in esame i fattori psicologici che maggiormente correlano con il recupero ponderale e che dovrebbero diventare un focus sul quale istaurare una corretta diagnosi multidisciplinare prima di intraprendere qualsiasi percorso mirato al calo ponderale.

I principali fattori individuati sono:

  • Aspettative realistiche sulla perdita di peso
  • Fallimento nel raggiungimento degli obiettivi legati al peso
  • Stile di pensiero dicotomico (tutto\nulla)
  • Emotional eating
  • Perdita di controllo sul cibo e dieta restrittiva
  • Costi e benefici percepiti
  • Depressione
  • Immagine corporea negativa

Analizzeremo brevemente le caratteristiche di ogni fattore:

1-ASPETTATIVE IRREALISTICHE SULLA PERDITA DI PESO

Le aspettative sulla perdita di peso riguardano non solo il desiderio di perdere peso ma anche i benefici secondari (quali sicurezza di sé, assertività, seduttività ecc.) che la persona associa al calo ponderale e a volte idealizza in modo irrealistico. Avere aspettative irrealistiche comporta inevitabilmente una delusione sugli obiettivi raggiunti e influenza la motivazione al mantenimento della perdita del peso. Infatti nel momento in cui i risultati attesi non vengono raggiunti (non tanto come quantità di peso perso quanto come insoddisfazione per i benefici secondari associati), la delusione che ne deriva può portare all’abbandono dei cambiamenti di stile di vita necessari per il mantenimento dei risultati raggiunti.

2-FALLIMENTI NELL’OBIETTIVO DI PERDITA DI PESO

Diversi studi evidenziano come i soggetti abili nel raggiungere celermente il calo ponderale si dimostrino altrettanto abili nel mantenere il peso forma rispetto a chi fatica a perdere peso sin dall’inizio. Inoltre, le persone maggiormente soddisfatte dell’obiettivo ponderale raggiunto (che quindi si sono poste un obiettivo sostenibile), riescono più facilmente a mantenere il peso desiderato rispetto a chi non è soddisfatto dell’entità del calo ponderale ottenuta. Il concetto di soddisfazione soggettiva costituisce, dunque, un elemento molto importante.

3-STILE DI PENSIERO DICOTOMICO

Soggetti con uno stile di pensiero dicotomico (ad es. pensiero “tutto o niente”) percepiscono l’impossibilità di raggiungere l’obiettivo ponderale prefissato come un completo fallimento e tendono a considerare la perdita di peso raggiunta come inadeguata o insoddisfacente. Questo tipo di pensiero riduce la motivazione all’impegno per il mantenimento del peso perso e induce alla svalutazione degli obiettivi raggiunti. Studi dimostrano come il pensiero dicotomico costituisca un forte predittore del recupero del peso al follow-up di un anno.

4- CIBO COME REGOLATORE DEGLI STATI D’ANIMO (EMOTIONAL EATING)

Mangiare quando non si sente “fame” ma utilizzare il cibo come “regolatore dell’umore” di fronte a emozioni intense o a stress, porta all’acquisizione del peso. Gli individui obesi dichiarano di utilizzare spesso il cibo come strategia di coping per le situazioni stressanti. Numerosi studi dimostrano che mangiare per regolare il proprio stato d’animo aumenta le probabilità di recupero ponderale.

5-PERDITA DI CONTROLLO SUL CIBO E DIETA RESTRITTIVA

Una dieta restrittiva e rigida oltre ad essere difficilmente sostenibile nel lungo periodo, costituisce un fattore predisponente alle abbuffate. Sia la dieta restrittiva che le perdite di controllo, possono predisporre all’aumento del peso e all’esordio di un Disturbo da Alimentazione Incontrollata (DAI).

6-COSTI PERCEPITI vs BENEFICI

Alcuni benefici secondari associati alla perdita del peso sono: la possibilità di indossare abiti più attillati, ricevere complimenti per la forma fisica, provare sentimenti di controllo sul cibo e sul peso. Le persone maggiormente capaci di mantenere un peso costante sono più attente ai comportamenti salutari e meno focalizzate sui benefici secondari contrariamente a chi è maggiormente soggetto ad andare incontro a ricadute.

7-DEPRESSIONE

La depressione è spesso associata al recupero del peso ed è stata identificata tra gli eventi scatenanti le abbuffate. Bidgood e Buckroyd in uno studio del 2005, in cui si richiedeva ai partecipanti di indicare quali fattori a loro avviso avevano contribuito al recupero del peso, riportavano come fattore prevalente l’essere stati oggetti di pregiudizio e stigmatizzazione a causa dell’obesità. Il pregiudizio sociale per molti di loro, ha avuto come conseguenza l’evitamento di luoghi pubblici e la rinuncia alle interazioni sociali. Stare in casa ha come conseguenza un incremento di inattività e uso del cibo come aspetto consolatorio, comportamenti che conducono all’ aumento di peso e favoriscono l’esordio di quadri depressivi. In letteratura gli studi condotti su correlazione tra depressione e peso mostrano come stati depressivi prolungati nel tempo siano associati all’acquisizione del peso.

8-IMMAGINE CORPOREA

L’immagine corporea fa riferimento ai sentimenti che riguardano la forma fisica e “l’apparire” di fronte agli altri. L’insoddisfazione corporea descrive un sentimento di infelicità o dispiacere rispetto alla propria forma fisica. L’insoddisfazione corporea porta all’evitamento di situazioni sociali e alla rinuncia a vivere situazioni di intimità fisica. Alcuni studi dimostrano che le persone che mantengono il calo del peso hanno un’immagine corporea maggiormente positiva rispetto ai soggetti che lo riacquistano. In uno studio del 2003 di Byrne e coll. su un campione di pazienti obesi dopo trattamento per calo ponderale si evidenziava come i partecipanti che avevano ripreso il peso, avevano riportato fin dall’inizio maggiori sentimenti di preoccupazione per peso e forma fisica e mostravano una tendenza ad auto-valutarsi sulla base della loro immagine corporea (come succede nei pazienti con disturbi del comportamento alimentare). Coloro che, invece, mantenevano il calo ponderale, sembravano dare meno importanza alla forma fisica e mostravano sentimenti più positivi riguardo alla propria immagine corporea.